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L’Iraq ha veramente attaccato i curdi a Halabja nel 1988?

Ibrahim 'Allush, Aljazira.it

halabja-30marzo.jpeg


mercoledì, 30 marzo 2005

Una menzogna, ripetuta mille volte, diventa una verità indiscutibile. Così, per una vasta corrente d'opinione vale la vulgata secondo cui Saddam Hussein è il "massacratore dei curdi a Halabja", "l'assassino del suo stesso popolo". Ma non sono pochi, nel mondo arabo, coloro che la mettono in discussione, mentre gli stessi Stati Uniti, dopo la farsa delle ADM e le bufale sul coinvolgimento dell'Iraq nell'11/9, non insistono più di tanto neppure su Halabja...


Il Segretario di Stato statunitense Colin Powell, in occasione dell’inaugurazione di un monumento commemorativo alla presenza di Jalal Talabani nell’estate del 2003, ha nuovamente sollevato la questione dell’uccisione dei curdi a Halabja con armi chimiche. Abbiamo perciò ascoltato e letto colui che attribuisce all’Iraq la responsabilità dell’eccidio di Halabja come se si trattasse di una verità evidente. E ciò va di solito di pari passo con un altro assioma: l’America armò l’Iraq nella sanguinosa guerra Iraq-Iran degli anni Ottanta.

Tali assiomi, oggi, specialmente Halabja, rispondono al bisogno degli occupanti di disporre di pretesti che legalizzino la loro aggressione di uno Stato sovrano. Più esattamente, attorno all’eccidio di Halabja si evidenziano alcuni dei più importanti pretesti accampati dagli occupanti:

1 – Le armi di distruzione di massa;

2 – La dittatura;

3 – Gli eccidi di massa

Per questo è necessario precisare quel che accadde in quell’occasione, ricorrendo a fonti ufficiali statunitensi.

L’Istituto Internazionale per le Ricerche sulla Pace di Stoccolma[1] ci ricorda che l’importazione di armi da parte dell’Iraq tra il 1973 e il 2002 è distribuita nel modo seguente:

- 57%: Russia / ex Unione Sovietica

- 13%: Francia

- 12%: Cina

- 1%: U.S.A.

- Meno dell’1%: Gran Bretagna

Perciò non è esatta la generalizzazione secondo cui l’America avrebbe armato l’Iraq negli anni Ottanta, così come non esistono nella storia dell’Iraq scandali come l’Irangate, o affari concernenti armi israeliane acquistate sul mercato nero ecc. Inoltre è noto che responsabili americani hanno testimoniato al Congresso, nel 1982, che Israele trasferì armi americane all’Iran e all’Esercito del Libano del Sud, senza che a ciò facesse seguito alcuna indagine, vista l’infrazione delle leggi americane[2].

Per altro verso, abbiamo un rapporto a circolazione limitata su Halabja redatto dai Servizi segreti militari statunitensi (Defense Intelligence Agency - DIA) del quale, in parte, ha dato conto la nota rivista americana «Village Voice» nel numero del 1-7 maggio 2002: "La causa della maggior parte delle vittime di Halabja è stato il cloruro di cianogeno[3], un agente chimico mai utilizzato dall’Iraq, mentre è stato semmai l’Iran ad interessarsene. Quanto ai morti a Halabja a causa del gas mostarda[4], l’ipotesi più probabile è che essi siano stati colpiti da armi irachene, poiché non è mai stato rilevato che l’Iran ne abbia fatto uso"[5].

In un altro rapporto su Halabja frutto di un convegno di addetti militari delle ambasciate statunitensi del Medio Oriente e di analisti militari e politici della CIA e della DIA durato due giorni, i cui risultati si fondano su indagini sul campo accessibili a chiunque e su intercettazioni delle comunicazioni via telefono e via radio degli eserciti iracheno ed iraniano da parte della NSA, si trova una valutazione di quel che accadde a Halabja: "Postulando che il cloruro di cianogeno è stato il più infame utilizzo in guerra di agenti chimici per l’uccisione di curdi a Halabja, se consideriamo che l’Iraq non ha una storia di utilizzo di questi due elementi [cloruro di cianogeno e cianuro di idrogeno[6]] mentre l’Iran ce l’ha, si può concludere che è l’Iran il responsabile di questo attacco". Questo rapporto ufficiale è rinvenibile al seg. indirizzo: http://www.fas.org/man/dod-101/ops/war/docs/3203/

Riportando quanto contenuto in un altro rapporto del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, il «Washington Post» del 3 maggio 1990 ha affermato che il massacro di Halabja avvenne come esito dei cannoneggiamenti reciproci con armi chimiche tra gli eserciti iracheno ed iraniano allo scopo di prendere possesso della località[7].

Dunque, da fonti differenti sullo stesso tema, si può concludere che quanto si verificò a Halabja iniziò con il cannoneggiamento dell’esercito iraniano con cloruro di cianogeno allo scopo di conquistarla, provocando così, involontariamente, la maggior parte delle vittime civili curde. Ma l’esercito iracheno, per liberarla, la bombardò con gas mostarda, quando però il massacro di civili curdi era già avvenuto. Per questo le vittime delle armi irachene erano iraniani ed elementi delle forze di Talabani ad essi alleate[8]. Perciò, mai e poi mai Colin Powell potrà accusare l’Iraq dell’eccidio di civili a Halabja, se non sconfessando le fonti militari americane dell’epoca di Bush sr. durante la quale egli ricopriva un alto incarico militare…

Ad ogni modo, non c’è ipocrisia più grande dei proclami di Washington relativi al suo interesse verso i curdi, poiché nel 1994, mentre la Turchia era il più grande importatore di armi americane al mondo, più di un milione di curdi era in fuga verso Diyarbakir per scampare dalle violenze turche nel Kurdistan turco occupato.

fonte: www.freearabvoice.org

tradotto da Enrico Galoppini per Aljazira.it



Note

[1] Stockholm International Peace Research Institute (http://www.sipri.org ) [tutte le note del presente articolo sono del Traduttore].

[2] Questo, in sintesi, l’Irangate: armi americane all’Iran in guerra con l’Iraq attraverso Israele in cambio di denaro liquido per finanziare la guerriglia antigovernativa dei Contras in Nicaragua, aggirando perciò il veto del Congresso. Ad ogni modo, la vicenda, come ben spiega Alberto B. Mariantoni (Gli occhi bendati sul Golfo, Jaca Book, Milano 1991, pp. 87-89), non fu solo un «baratto». Tra i due contendenti che l’Occidente mirava a sfiancare reciprocamente appoggiando una volta l’uno una volta l’altro, Israele aveva senz’altro nell’Iraq di Saddam Hussein il nemico principale: una sua eventuale vittoria – che andava profilandosi - ne avrebbe fatto non tanto un pericolo militare per Israele quanto un polo d’aggregazione panarabo. In altre parole, la vittoria sull’Iran avrebbe prodotto un pericolosissimo risultato politico per Israele (e per i suoi sponsor): l’eventualità di una pace imposta da un mondo arabo finalmente unito da un capo carismatico forte di un trionfo militare, e perciò la fine del divide et impera nella regione fomentato dall’Occidente. E’ altresì verosimile che una vittoria dell’Iran avrebbe prodotto un’aggregazione delle popolazioni mediorientali sotto le insegne dell’«Islam rivoluzionario», producendo un risultato analogo a quello su descritto: un soggetto capace di dialogare 'a quattrocchi’ con Israele. E’ dunque per sventare tali catastrofiche eventualità che l’Occidente ha condotto sia l’Iraq che l’Iran a perdere la guerra nel 1988.

[3] Cyanogen Chloride - cloruro di cianogeno = CCIN, già usato nella Prima guerra mondiale.

[4] L’iprite, chiamata appunto mustard gas dagli inglesi per il suo caratteristico odore si senape-aglio.

[5] Roger Trilling, Fighting Words. The Administration Builds Up Its Pretext for Attacking Iraq (http://www.villagevoice.com/issues/0218/trilling.php ) [ho effettuato la traduzione della citazione del rapporto della DIA dalla versione in arabo di I. 'Allush. Questo è comunque il testo in inglese come riportato da R. Trilling: "It stated that «most of the casualties in Halabja were reportedly caused by cyan[o]gen chloride. This agent has never been used by Iraq, but Iran has shown interest in it. Mustard gas casualties in the town were probably caused by Iraqi weapons, because Iran has never been noted using that agent»"].

[6] Hydrogen Cyanide - cianuro di idrogeno = CNH.

[7] "On May 3, 1990, referring to yet another study, The Washington Post stated: «A Defense Department reconstruction of the final stages of the Iran-Iraq war has assembled what analysts say is conclusive intelligence that one of the worst civilian massacres of the war, in the Iraqi Kurdish city of Halabja, was caused by repeated chemical bombardments from both belligerent armies»". R. Trilling, art. cit.

[8] Un altro importante articolo che contraddice la versione dei fatti sostenuta dagli americani è quello di Stephen C. Pelletiere, A Glimpse of The Past: A War Crime or an Act of War?, «New York Times», 31 Jan. 2003 ( http://www.uruknet.info/?p=880 ). Stephan C. Pelletiere rivestiva l’incarico di CIA’s senior political analyst durante la Guerra Iran-Iraq.


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