uruknet.info
  اوروكنت.إنفو
     
    informazione dal medio oriente
    information from middle east
    المعلومات من الشرق الأوسط

[ home page] | [ tutte le notizie/all news ] | [ download banner] | [ ultimo aggiornamento/last update 28/08/2019 00:45 ] 9077


english italiano

  [ Subscribe our newsletter!   -   Iscriviti alla nostra newsletter! ]  




[9077]



Uruknet on Alexa


End Gaza Siege
End Gaza Siege

>

:: Segnala Uruknet agli amici. Clicka qui.
:: Invite your friends to Uruknet. Click here.




:: Segnalaci un articolo
:: Tell us of an article






CAPIRE LA CATASTROFE DI GAZA

Richard Falk, Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi

ch3-45_1_34.jpg

12 gennaio 2009


Per 18 mesi l’intera popolazione di un milione e mezzo di persone di Gaza aveva sperimentato un blocco punitivo imposto da Israele, e una serie di sfide che erano state traumatizzanti per la normalità della vita quotidiana. Un barlume di speranza era emerso circa sei mesi fa, quando una tregua concordata con l’Egitto aveva prodotto un effettivo cessate-il-fuoco che aveva ridotto a zero le vittime israeliane, nonostante i periodici lanci alla frontiera di razzi fatti in casa che cadevano senza danni sul territorio israeliano circostante, e che provocavano indubbiamente insicurezza nella città di confine di Sderot. Durante il cessate-il-fuoco, la leadership di Hamas a Gaza ha ripetutamente offerto di prolungare la tregua, propondendo anche un periodo di dieci anni e affermando la propria disponibilità a una soluzione politica basata sull’accettazione dei confini israeliani del 1967. Israele ha ignorato queste iniziative diplomatiche e non ha tenuto fede alla propria parte di impegni previsti dal cessate-il-fuoco, che prevedevano alcuni allentamenti del blocco, che aveva imposto a Gaza l’ingresso con il contagocce del cibo, delle medicine, e del carburante.

Israele aveva anche impedito i permessi di uscita agli studenti con borse di studio all’estero, nonché ai giornalisti di Gaza e a rispettati rappresentanti di organizzazioni non governative. Nello stesso tempo aveva reso l’ingresso ai giornalisti sempre più difficile, e io stesso sono stato espulso da Israele un paio di settimane fa, quando ho cercato di entrare per eseguire, per conto delle Nazioni Unite, il mio lavoro di monitoraggio del rispetto dei diritti umani nella Palestina occupata, e cioè in Cisgiordania, nella zona est di Gerusalemme, e a Gaza. Chiaramente, prima della crisi attuale, Israele ha impiegato la propria autorità per impedire agli osservatori credibili di fornire resoconti esatti e veritieri della spaventosa situazione umanitaria, di cui erano già stati documentati gli effetti nefasti sulla salute fisica e mentale della popolazione di Gaza, in particolare la denutrizione tra i bambini e l’assenza di strutture di trattamento per coloro che soffrono di una serie di malattie. Gli attacchi israeliani sono stati diretti contro una società già in gravi condizioni dopo un blocco mantenuto nei 18 mesi precedenti.

E sempre in relazione al conflitto di fondo, alcuni fatti in relazione con quest’ultima crisi sono oscuri e controversi, sebbene l’opinione pubblica americana, in particolare, riceva il 99% delle proprie informazioni filtrato da lenti mediatiche estremamente filo-israeliane. Ad Hamas viene imputata la rottura della tregua, a causa della sua presunta indisponibilità a rinnovarla, e per il presunto aumento degli attacchi con i razzi. Ma la realtà è più sfumata. Non c’è stato nessun vero lancio di razzi da Gaza durante il cessate-il-fuoco, fino a quando, lo scorso 4 Novembre, Israele non ha lanciato un attacco diretto contro presunti militanti palestinesi, attacco che ha ucciso numerose persone. E’ stato a questo punto che il lancio di razzi da Gaza è stato intensificato. Inoltre è stata Hamas che ha chiesto in numerosi incontri pubblici di prolungare la tregua, e le sue richieste non sono mai state prese in considerazione – né da un punto di vista formale né, tanto meno, sostanziale – dalla burocrazia israeliana. Oltre a ciò, attribuire tutti i razzi a Hamas non è parimenti credibile. A Gaza operano una varietà di gruppi militari indipendenti e alcuni, come la Brigata dei Martiri di al-Aqsa sostenuta da Fatah, sono anti-Hamas, e possono aver lanciato missili per provocare o per giustificare una rappresaglia israeliana. E’ risaputo che quando Fatah, sostenuta dagli Stati Uniti, controllava la struttura di governo di Gaza, non è riuscita a fermare gli attacchi con i razzi, nonostante gli sforzi al riguardo.

Ciò che questo retroterra suggerisce decisamente è che Israele ha intrapreso i propri attacchi devastanti, iniziati il 27 Dicembre scorso, non semplicemente per fermare i razzi, o per rappresaglia, ma anche per una serie di ragioni sottaciute. Era evidente da diverse settimane, prima degli attacchi israeliani, che i leader politici e militari israeliani stavano preparando l’opinione pubblica a operazioni militari su vasta scala contro Hamas. La tempistica degli attacchi sembrava suggerita da una serie di considerazioni: soprattutto dall'interesse dei contendenti politici - il Ministro della Difesa Ehud Barak e il Ministro degli Esteri Tzipi Livni - a dimostrare la propria durezza prima delle elezioni nazionali fissate per Febbraio, ma ora probabilmente rinviate fino alla fine delle operazioni militari. Queste dimostrazioni di forza sono state una caratteristica delle passate campagne elettorali israeliane e, soprattutto in questa occasione, il governo in carica è stato efficacemente sfidato, per i propri presunti fallimenti nel difendere la sicurezza, da un politico notoriamente militarista come Benjamin Netanyahu. A rafforzare queste motivazioni elettorali c’è stata la malcelata pressione da parte dei capi militari israeliani per cogliere l’opportunità, con Gaza, di cancellare i ricordi del proprio fallimento contro Hezbollah nella devastante guerra del Libano del 2006, che aveva macchiato la reputazione di Israele quale potenza militare, e che aveva portato ad una vasta condanna internazionale di Israele per i pesanti bombardamenti degli indifesi villaggi del Libano, per l’uso sproporzionato della forza, e per l’utilizzo estensivo di bombe a grappolo contro zone densamente popolate.

Alcuni rispettati commentatori israeliani di orientamento conservatore vanno oltre. Ad esempio, l’eminente storico Benny Morris, scrivendo sul New York Times pochi giorni fa, ha messo in relazione la campagna di Gaza con una più profonda serie di premonizioni all’interno di Israele, che egli paragona al fosco stato d’animo dell’opinione pubblica che precedette la guerra del 1967, quando Israele si sentiva profondamente minacciata dalle manovre degli arabi presso i propri confini. Morris rimarca che nonostante la recente prosperità israeliana degli ultimi anni, e la relativa sicurezza, diversi fattori hanno spinto Israele ad agire sfacciatamente a Gaza: la percezione del continuo rifiuto del mondo arabo ad accettare l’esistenza di Israele come una realtà irrevocabile; le minacce incendiarie espresse da Mahmoud Ahmadinejad, insieme alla presunta iniziativa dell’Iran di acquistare armi nucleari, la memoria declinante dell’Olocausto unita alla crescente simpatia in Occidente per i guai dei palestinesi, e la radicalizzazione dei movimenti politici ai confini di Israele sotto forma di Hezbollah e di Hamas. In effetti, Morris sostiene che Israele sta cercando, con l’annientamento di Hamas a Gaza, di mandare a tutta la regione il più vasto messaggio che essa non si fermerà davanti a niente pur di difendere le proprie rivendicazioni di sovranità e di sicurezza.

Sono due le conclusioni che emergono: la popolazione di Gaza viene punita duramente per ragioni molto diverse dai razzi e dalle preoccupazioni riguardanti la sicurezza dei confini, ma a quanto pare
per migliorare le prospettive elettorali dei leader in carica, che stanno rischiando la sconfitta, e per avvertire gli altri attori della regione che Israele userà una forza devastante ogni volta che saranno in gioco i propri interessi.

Che una tale catastrofe umanitaria possa accadere con interferenze esterne ai minimi termini mostra anche la debolezza del diritto internazionale e delle Nazioni Unite, come pure le priorità geopolitiche degli attori che contano. Il sostegno passivo del governo degli Stati Uniti verso tutto quello che Israele fa è ancora una volta il fattore cruciale, come fu nel 2006 quando lanciò la propria guerra di aggressione contro il Libano. Quello che è meno evidente è che i principali vicini arabi, l’Egitto, la Giordania, e l’Arabia Saudita, con la loro ostilità estrema verso Hamas, che viene vista come se fosse sostenuta dall’Iran, il loro principale rivale della regione, erano anch’essi desiderosi di assistere mentre Gaza veniva attaccata così brutalmente, addirittura con qualche diplomatico arabo che ha dato la colpa degli attacchi alla mancanza di unità dei palestinesi e al rifiuto di Hamas di accettare la leadership di Mahmoud Abbas, il Presidente dell’Autorità Palestinese.

La popolazione di Gaza è vittima della geopolitica più disumana, che ha prodotto quella che lo stesso Israele chiama una "guerra totale" contro una società essenzialmente indifesa, che manca di qualsiasi risorsa militare ed è completamente vulnerabile agli attacchi israeliani lanciati dai bombardieri F-16 e dagli elicotteri Apache. Questo significa anche che la violazione flagrante del diritto internazionale umanitario, per come è stato fissato dalla Convenzione di Ginevra, viene tranquillamente ignorata, mentre il massacro continua e i corpi si accumulano. Questo significa anche che le Nazioni Unite si sono rivelate ancora una volta impotenti quando i suoi membri principali la privano della volontà politica di proteggere un popolo sottoposto all’uso illegale della forza su vasta scala. Infine, questo significa che la gente può urlare e marciare in tutto il mondo, ma le uccisioni proseguiranno come se niente fosse. Il quadro che giorno dopo giorno viene dipinto a Gaza supplica per un rinnovato impegno in favore del diritto internazionale e dell’autorità della Carta delle Nazioni Unite, a cominciare da qui, negli Stati Uniti, con una nuova leadership che ha promesso un cambiamento ai propri cittadini, incluso un approccio meno militaristico alla leadership diplomatica.

Traduzione di Andrea Carancini
Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.huffingtonpost.com/richard-falk/understanding-the
-gaza-ca_b_154777.html







:: Article nr. s9077 sent on 13-jan-2008 10:40 ECT

www.uruknet.info?p=s9077

Link: andreacarancini.blogspot.com/2009/01/la-debolezza-del-diritto-internazionale.htm
   l




:: The views expressed in this article are the sole responsibility of the author and do not necessarily reflect those of this website.

The section for the comments of our readers has been closed, because of many out-of-topics.
Now you can post your own comments into our Facebook page: www.facebook.com/uruknet




Warning: include(./share/share2.php): failed to open stream: No such file or directory in /home/content/25/8427425/html/vhosts/uruknet/colonna-centrale-pagina-ansi.php on line 385

Warning: include(): Failed opening './share/share2.php' for inclusion (include_path='.:/usr/local/php5_6/lib/php') in /home/content/25/8427425/html/vhosts/uruknet/colonna-centrale-pagina-ansi.php on line 385



       
[ Printable version ] | [ Send it to a friend ]


[ Contatto/Contact ] | [ Home Page ] | [Tutte le notizie/All news ]







Uruknet on Twitter




:: RSS updated to 2.0

:: English
:: Italiano



:: Uruknet for your mobile phone:
www.uruknet.mobi


Uruknet on Facebook






:: Motore di ricerca / Search Engine


uruknet
the web



:: Immagini / Pictures


Initial
Middle




The newsletter archive




L'Impero si è fermato a Bahgdad, by Valeria Poletti


Modulo per ordini




subscribe

:: Newsletter

:: Comments


Haq Agency
Haq Agency - English

Haq Agency - Arabic


AMSI
AMSI - Association of Muslim Scholars in Iraq - English

AMSI - Association of Muslim Scholars in Iraq - Arabic




Font size
Carattere
1 2 3





:: All events








     

[ home page] | [ tutte le notizie/all news ] | [ download banner] | [ ultimo aggiornamento/last update 28/08/2019 00:45 ]




Uruknet receives daily many hacking attempts. To prevent this, we have 10 websites on 6 servers in different places. So, if the website is slow or it does not answer, you can recall one of the other web sites: www.uruknet.info www.uruknet.de www.uruknet.biz www.uruknet.org.uk www.uruknet.com www.uruknet.org - www.uruknet.it www.uruknet.eu www.uruknet.net www.uruknet.web.at.it




:: This site contains copyrighted material the use of which has not always been specifically authorized by the copyright owner. We are making such material available in our efforts to advance understanding of environmental, political, human rights, economic, democracy, scientific, and social justice issues, etc. We believe this constitutes a 'fair use' of any such copyrighted material as provided for in section 107 of the US Copyright Law. In accordance with Title 17 U.S.C. Section 107, the material on this site is distributed without profit to those who have expressed a prior interest in receiving the included information for research and educational purposes. For more info go to: http://www.law.cornell.edu/uscode/17/107.shtml. If you wish to use copyrighted material from this site for purposes of your own that go beyond 'fair use', you must obtain permission from the copyright owner.
::  We always mention the author and link the original site and page of every article.
uruknet, uruklink, iraq, uruqlink, iraq, irak, irakeno, iraqui, uruk, uruqlink, saddam hussein, baghdad, mesopotamia, babilonia, uday, qusay, udai, qusai,hussein, feddayn, fedayn saddam, mujaheddin, mojahidin, tarek aziz, chalabi, iraqui, baath, ba'ht, Aljazira, aljazeera, Iraq, Saddam Hussein, Palestina, Sharon, Israele, Nasser, ahram, hayat, sharq awsat, iraqwar,irakwar All pictures

url originale



 

I nostri partner - Our Partners:


TEV S.r.l.

TEV S.r.l.: hosting

www.tev.it

Progetto Niz

niz: news management

www.niz.it

Digitbrand

digitbrand: ".it" domains

www.digitbrand.com

Worlwide Mirror Web-Sites:
www.uruknet.info (Main)
www.uruknet.com
www.uruknet.net
www.uruknet.org
www.uruknet.us (USA)
www.uruknet.su (Soviet Union)
www.uruknet.ru (Russia)
www.uruknet.it (Association)
www.uruknet.web.at.it
www.uruknet.biz
www.uruknet.mobi (For Mobile Phones)
www.uruknet.org.uk (UK)
www.uruknet.de (Germany)
www.uruknet.ir (Iran)
www.uruknet.eu (Europe)
wap.uruknet.info (For Mobile Phones)
rss.uruknet.info (For Rss Feeds)
www.uruknet.tel

Vat Number: IT-97475012153